Alle origini della nostra civiltà – omaggio ad un gigante dell’Arte Contemporanea : Gilberto Zorio

Alle origini della nostra civiltà – omaggio ad un gigante dell’Arte Contemporanea : Gilberto Zorio

Il commento dello storico Franco Bianchi ad un suo capolovoro :  “La notte di Alcalà”

Per la nostra rubrica culturale “Alle origini della nostra civiltà”, pubblichiamo il commento dello storico Franco Bianchi alla “La notte di Alcalà”, un capolavoro del pittore piemontese Gilberto Zorio, un gigante dell’Arte Contemporanea :  “Gilberto Zorio, dopo la fulminante definizione di Germano Celant è consegnato al cosiddetto filone dell’arte povera. Non so se questa definizione è soddisfacente e se definire un artista dai materiali che usa sia in effetti una cosa sensata. Può darsi, ma rimane il fatto che questi artisti racchiusi nella definizione di Celant sono diversissimi tra loro, alcuni davvero geniali, altri magari un po’ gonfiati dai media e dalle capacità di chi li propone sul mercato. Il caso di Zorio, in questo universo a me sembra davvero particolare. La sua poetica mi riporta inevitabilmente a respirare l’aria che si avvertiva nella Torino degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Nei suoi esperimenti l’incrociarsi dei materiali e dei reagenti chimici, la composizione con fiamma ossidrica e l’inserimento di cavi sono la foto rarefatta della Torino operaia di quegli anni, quella non ancora sconfitta dalla marcia dei quarantamila e ancora tesa a fissare con orgoglio e senza tentennamenti un futuro di eguali basato sul lavoro finalmente spogliato dal profitto. Era tutto questo, ma non solo: perché a questo senso di operosità si aggiungeva un ingrediente, anch’esso oggi in parte cancellato dagli avvenimenti successivi: il senso sabaudo della città. Le architetture, le vie centrali di Torino, l’austerità e il senso del dovere che si avvertiva nel percorrere le strade univa, allora, le periferie con il centro. Sono anche gli ultimi anni gloriosi del comunismo italiano che era il vero collante tra il mondo austero del centro e le sterminate periferie della Falchera o di Barriera di Milano. L’incontro insomma tra il mondo costruito dallo Juvarra, ma nel quale la fantasia dell’architetto non poteva non fare i conti con le follie del Guarini, con un mondo che, partendo dal lavoro duro a quel centro intendeva giungere per impadronirsene. Il mondo operaio sapeva che il percorso era duro, sapeva che la rivoluzione non avrebbe potuto non passare dalle fonderie della grande fabbrica fordista di Mirafiori. A tutto questo mi fa pensare l’opera di Gilberto Zorio che può, a mio avviso essere considerata lo specchio artistico di quella realtà. L’opera “La notte di Alcalà”, del 2004,  non si stacca dalla poetica centrale di Zorio: un poetica che asseritamente rifiuta i tentativi di assegnare significati precisi alle opere cercando piuttosto di colpire l’immaginazione nel senso di slancio verso quel futuro che mi pare l’artista ha sempre cercato nel suo lavoro. Alcalà de Henares, vale la pena di ricordarlo, è la città natale di Cervantes e, forse, non è casuale che l’opera venga dedicata almeno secondo la lettura che mi ispira il guardarla, ad un ambiente che ha dato i natali al creatore del Don Chisciotte. Anche qui infatti non si può fare a meno di cogliere quel crogiuolo che fonde le passioni più intime di un individuo: quelle passioni che, impastate assieme e insieme fuse, finalmente trovano lo slancio per affrontare il futuro. Poco importa se il futuro sarà quello di finire appeso alle pale di un mulino (o nella Torino di oggi) perché quello che conta è mantenere intatto quello slancio che solo e per tentativi sempre ripetuti, potrà un giorno farci sconfiggere il drago”.

Christian Flammia  – 06 06 2018

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